I Signori di Spilimbergo

La storia del Castello di Spilimbergo si confonde con quella dei Signori della città, gli Spengenberg, famiglia di nobili di origine carinziana, fedeli all’Impero, tra le più ragguardevoli in Regione e fra quelli presenti nel Parlamento del Friuli, “ministeriales” del Patriarcato di Aquileia.

Facendo leva sul loro potere e prestigio, entrarono spesso in contrasto con il Patriarca e in più di un’occasione complottarono contro di lui.

L’episodio più celebre e drammatico avvenne nel 1350, durante la guerra civile feudale che insanguinò il Friuli: nella piana della Richinvelda, pochi chilometri a sud della città, in un agguato alcuni feudatari partiti dal Castello di Spilimbergo e guidati dagli Spengenberg affrontarono e uccisero il vecchio ma energico patriarca (poi proclamato Beato) Bertrando di San Genesio. Si meritarono, da allora, l’appellativo di bertramini o beltramini, termine con cui, ancora oggi sono chiamati, per dileggio, gli Spilimberghesi.
Il Castello sostenne numerosi assedi nel corso delle guerre medievali tra i signori veneti e friulani, resistendo ai ripetuti assalti dei da Camino.

Il castello

Non è possibile ricostruire come il castello apparisse all’epoca, poiché venne distrutto, demolito, ricostruito e ampliato più volte.
Ciò che oggi è visibile del Castello di Spilimbergo, dunque non risale ad un originario edificio, ma ad una serie di modifiche che si sono venute a sommare durante i secoli.
Già danneggiato da un terremoto, il castello nel 1511 fu incendiato nel corso di una rivolta popolare; l’ala sud non fu più ricostruita, si salvò solo il cosiddetto Palazzo Dipinto. Fu ancora modificato nel 1566; nel 1865 fu demolita la torricella sul ponte e ampliato l’ingresso; furono inoltre effettuati altri cambiamenti (scomparsa del ponte levatoio, delle torri, delle merlature, di terrazze e giardini) che portarono all’attuale configurazione.
Il castello si presenta oggi come un agglomerato di residenze signorili, disposte ad anello attorno all’ampia corte centrale, ed è circondato per metà da un profondo fossato, mentre per il resto è a picco su di una scarpata del Tagliamento.

I palazzi del castello

Attraversato il ponte sul fossato, si passa sotto la torre d’accesso e si giunge nel cortile.

A sinistra sorge il Palazzo Tadea (1566), già sede Municipale, fatto erigere da Bernardo e completato da sua moglie Tadea di Spilimbergo nel 1566: presenta al suo interno, al primo piano, un bel salone con stucchi cinquecenteschi.

Adiacente ad esso è il Palazzo Ciriani (ora Furlan), che conserva all’interno un fregio con stucchi di Giovanni da Udine del 1542 circa e resti di affreschi del XVI secolo.

Un bel portone a tutto sesto in pietra abbellita da fossili, dà accesso al Palazzo Troilo (XVI secolo), edificato da messer Troilo, in seguito all’incendio del 1511, fu affrescato nel 1544 da Marco Tiussi, con pitture che ben presto si rovinarono. Nel 1864, quando il Friuli era sotto l’autorità austriaca, il Palazzo fu affidato al Comune e fino al 1968 fu utilizzato come carcere. Ancora oggi si possono vedere 2 celle al pianterreno. Il primo piano è invece adibito ad archivio comunale.

Più a destra sorge il Palazzo Dipinto, vanto del complesso castellano, l’edificio più importante e di maggior effetto scenico, ricostruito alla fine del Trecento sulle rovine di un edificio preesistente, distrutto dall’ennesimo incendio: ospitò Carlo V nel 1532, Bona Sforza, regina di Polonia, ne, 1566 e anche Enrico III di Francia nel 1574. La graziosa e affascinante facciata reca affreschi che raffigurano cavalli e palafrenieri, Virtù teologali e Cardinali attribuiti ad Andrea Bellunello (XV secolo). Ci sono anche 2 trifore, una in stile gotico e l’altra in stile rinascimentale (1582). Ad abbellire ulteriormente il palazzo, elementi in pietra realizzati dal Pilacorte: 2 balconi triforati e un poggiolo.

L’edificio adiacente, detto del Conte Ercole, si fregia dell’arma degli Spilimbergo, dipinta dal de’ Sacchis, detto il Pordenone.

Il prolungamento della struttura è testimone delle precedente presenza di un’altra ala del Castello, che raccordava l’ala est con quella ovest: questa parte però, in seguito all’incendio del 1511 non venne più ricostruita e oggi permette quindi un’ampia e suggestiva vista sul Tagliamento.

L’angolo sud-ovest è occupato da un edificio la cui antichità è attestata da resti di finestre archiacute e dall’inusitato spessore dei muri perimetrali.

Il complesso si chiude con la grande ala occidentale, costituita da un complesso di edifici del XVI e XVII secolo, di proprietà privata, che chiudono l’anello, permettendo di giungere nuovamente alla torre d’ingresso.

Delle originarie strutture difensive costituenti in un doppio ponte levatoio, in poderose mura di cinta ed in svariate torri, non rimane che qualche pallida traccia.